venerdì 4 giugno 2010

GRAZIE BOBO



Su TodoPisa di giugno, pag 58-59, foto di Rita Di Ianni

L’IMPORTANTE E’ ESAGERARE
L’immenso mondo di Bobo Rondelli
Jimi Hendrix era uno che suonava la chitarra coi denti, o dietro la schiena, ma queste due cose non le faceva contemporaneamente. Bobo Rondelli è uno che se gli piglia lo scazzo brado si leva la dentiera e con questa ci suona un blues con la chitarra dietro la schiena. Chi non è mai stato ad un concerto di Bobo Rondelli s’è perso uno degli spettacoli fondamentali di questi ultimi vent’anni. Uno spettacolo che cambia, perché Bobo è una costellazione di spiriti non sempre in pace fra loro. Quando canta come Tom Waits, il fantasma di Domenico Modugno reclama la sua fetta di torta, quando fa Piero Ciampi, e la malinconia dilaga in tutta la sua labronica poesia, è Chuck Berry che salta fuori e Bobo infiamma palco e platea con la sua storica telecaster in uno scintillante rock&roll. Bobo è un ibrido tra Paolo Conte e Charlie Chaplin, ha detto il regista Alessandro Benvenuti, che lo ha diretto nel remake teatrale Cioni Mario di Gaspare Fu Giulia, ovvero il monologo scritto da Roberto Benigni e Giuseppe Bertolucci alla base del film Berlinguer ti voglio bene.
Nei primi anni novanta, in Toscana, Bobo diventa popolare senza fare dischi, giusto qualche cassetta pirata, canzoni meravigliose senza troppa produzione a rompere i coglioni. I concerti con la prima storica intramontabile formazione dell’Ottavo Padiglione (Adami, Lunardi, Minuti, Rondelli) sono un’esperienza sciamanica geomagnetica, l’essenza segreta d’un popolo in via d’estinzione, canzoni d’efficacia corrosiva e contagiosa, beat balcanico, blues in tre quarti, irriverenza allo stato più puro e vai che lo spazio e il tempo vengono ingoiati da vortici di risate isteriche in cui ti scordi chi sei, te lo dice Bobo chi sei, sei Giulio, sei un vecchio pervertito ai giardini della stazione, arrenditi, non c’è nulla da fare, Bobo ha troppo talento, è troppo polemico, troppo livornese, troppo volgare, troppo ubriaco, troppo fenomeno, vorrebbe volare e Peter Pan gli sta sul cazzo, quando s’alza la bandiera lui si butta giù, e porta a porta, porta merda. O ti si da foo, uno dei tormentoni storici dell’Ottavo Padiglione, è entrato nell’immaginario della costa toscana a gamba tesa: l’estasi del vituperio sinistroso ai tempi di tangentopoli, ascoltatela qui:
L’avete mai sentito Bobo che canta My Way di Frank Sinatra? Bobo che canta come Jimmi Somerville dei Bronski Beat o come Ian Curtis dei Joy Division? Sì, va bene, l’avete visto a Parla con me su Rai Tre, ma Bobo non è solo un cantautore francesizzante che sussura immaginifiche ballate di dolciastro retrogusto oppiaceo, per amor del cielo, per il cielo che è di tutti, Bobo è di più, molto di più. Bobo, come dice Stefano Bollani, è maledetto per davvero. E il maledetto è un enigma anche per se stesso.
www.myspace.com/robertorondelli
ico gattai

1 commento:

sburk ha detto...

Ecco, l'ho riletto alla luce dell'esperienza, e posso dire, è tutto vero.
E anche di più.