lunedì 27 maggio 2013

SANTITAS MONDAROMANUM


La grande bellezza dura troppo e già da un'ora prima della fine potrebbe finire dopo ogni scena. Le immagini che scorrono bellissime non ti fanno pensare che la storia c'è e non c'è, risucchiata dal vuoto dell'ambiente che rappresenta. Poi però arriva Madre Teresa di Calcutta e demolisce tutta la romanesca mondanità con una frase -la povertà non si racconta, si vive- e con un sorriso senza denti si accascia a dormire nel suo giaciglio di cartone, che nell'attico con vista colosseo tra due ore arrivano i fenicotteri e la santità diventa un fatto tangibile e spettacolare, pronto per il mercato internazionale.
Uscire dal cinema in una sensazione inebriante, pensi che poi ci penserai -ora ci dormo un paio di notti e vediamo cosa rimane-. 
L'inebrianza passa, alcuni personaggi restano,  il tono impregnante di maestosa decadenza ora si secca, domani si sfaglia, tra tre giorni si scrosta come un trucco da poco.
La vera grande bellezza è  la zuppa di pesce che ho mangiato ieri dalla mi' mamma. Ci si può provare tutti, a sentir lei non è così difficile.Senza crostacei, solo odori, olio, pesci da minestra, pomodoro. Qualche lisca ci rimane per forza.

(foto ilcuoreintavola.it)

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